Aaron racconta “Abitare l’invisibile”: “Ho trovato il coraggio di mostrare a me stesso le mie parti più vulnerabili”
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
Gabriele Lobascio
5/22/20263 min read


Dopo un periodo di profonda ricerca personale e artistica, Aaron pubblica oggi, 22 maggio, il nuovo album “Abitare l’invisibile”, disponibile per Artist First.
Un progetto intenso e autentico che segna una nuova fase del suo percorso musicale: più matura, consapevole e profondamente legata alla necessità di raccontarsi senza filtri.
Negli ultimi mesi Aaron si è dedicato completamente alla scrittura e al lavoro in studio, scegliendo di rallentare e isolarsi nella tranquillità della sua casa in Umbria. È proprio lontano dal rumore e dalle aspettative esterne che ha preso forma il disco: un lavoro nato dall’esigenza di guardarsi dentro, fare i conti con le proprie fragilità e trasformare emozioni personali in qualcosa di universale.
Prodotto dal duo Le Ore, “Abitare l’invisibile” costruisce un equilibrio tra sonorità intime e aperture più dinamiche, mantenendo sempre centrale la scrittura. Il risultato è un racconto coerente e profondamente emotivo che attraversa temi come la pressione sociale, la ricerca di sé, il bisogno di sentirsi all’altezza, la paura della solitudine e il desiderio di ricominciare.
Il titolo del disco racchiude il cuore dell’intero progetto: imparare a convivere con tutto ciò che spesso non si vede ma che ci attraversa profondamente — emozioni, paure, vuoti, aspettative, fragilità. “Abitare l’invisibile” significa restare dentro le proprie emozioni senza scappare, accettando anche le parti più vulnerabili di sé.
Nel disco convivono vulnerabilità e speranza. Aaron racconta il peso di inseguire una perfezione irraggiungibile in una società che chiede continuamente di essere al massimo, ma anche la necessità di imparare ad accettarsi e sentirsi bene con ciò che si è davvero. Allo stesso tempo emerge un forte legame con le proprie origini e con quei luoghi interiori che, invece di diventare limiti, possono trasformarsi in punti da cui ripartire per crescere.
Abbiamo parlato con Aaron di questo nuovo capitolo artistico, del bisogno di rallentare, della vulnerabilità e di quel confine sottile tra dolore e rinascita che attraversa tutto il disco.
“Abitare l’invisibile” sembra un viaggio dentro fragilità e paure spesso nascoste: qual è stata l’emozione più difficile da trasformare in musica?
“Secondo me l’emozione più difficile da trasformare in musica è la felicità, è difficile da cogliere e soprattutto tutti la viviamo in maniera estremamente diversa.”
Nel disco convivono vulnerabilità e voglia di rinascita: quanto è stato importante trovare un equilibrio tra dolore e speranza all’interno dei brani?
“Trovare un equilibrio è una vera impresa, soprattutto quando il dolore offusca la vista. Ho cercato di farmi forza e di creare una luce dentro di me, cercando il lato positivo. Mi sono spinto oltre il buio e, con calma, ho trovato il coraggio di mostrare a me stesso le mie parti più vulnerabili. Mi sono ripromesso che, dopo questo disco, le avrei migliorate.”
Hai scritto questo album lontano dal caos, isolandoti in Umbria: quanto il silenzio e la distanza dal rumore esterno hanno influenzato il suono e la scrittura del progetto?
“Questa distanza dal caos mi ha permesso di ascoltarmi e di comprendere le diverse emozioni che mi travolgevano. Ho imparato a scrivere in modo più autentico, evitando la banalità. Tuttavia, ho sentito il bisogno di un approccio più leggero per affrontare temi così profondi, anche perché ho capito che nella vita è sempre meglio prendere le cose con il giusto peso.”
Il titolo “Abitare l’invisibile” racchiude un concetto molto forte: oggi pensi che mostrare le proprie fragilità sia diventato un atto quasi rivoluzionario?
“Credo che mostrare le nostre vulnerabilità debba essere un atto spontaneo. Dobbiamo presentarci per come siamo, senza temere di non poter accontentare tutti. Mostrarsi a se stessi e agli altri aiuta a capire cosa ci rende veramente felici e a trovare la strada giusta.”
Classe 2004, Aaron — nome d’arte di Edoardo Boari — nasce e cresce a Nocera Umbra, vicino Perugia. Dopo l’esperienza ad Amici, dove si fa conoscere al grande pubblico con brani come “Universale”, “Baciami e ballami” e “Mi prenderò cura di te”, il giovane cantautore continua a costruire un percorso personale e coerente.
Con “Abitare l’invisibile”, Aaron compie oggi uno dei passi più importanti della sua crescita artistica: un disco che trasforma la fragilità in forza e che, attraverso una scrittura diretta e visiva, parla a una generazione sospesa tra inquietudine, bisogno di appartenenza e voglia di ricominciare.
ph. Filiberto Signorello
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