
Alessio Bernabei – “Tevere”: imparare a lasciare andare mentre il tempo scorre
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Gabriele Lobascio
1/14/20261 min read


Con Tevere, Alessio Bernabei torna a raccontare uno dei momenti più fragili e universali dell’esperienza emotiva: quello in cui un amore finisce, ma il sentimento non è ancora scomparso. È una canzone che si muove sul confine sottile tra perdita e consapevolezza, evitando la rabbia e scegliendo invece una resa lucida, quasi necessaria.
Tevere parla di due persone che si sono date tutto e che si ritrovano a fare i conti con ciò che resta: un cuore rotto, domande sospese, la certezza che, nonostante il dolore, doveva andare così. Non c’è dramma urlato, ma un’accettazione lenta, che arriva quando si comprende che restare aggrappati al passato significa smettere di vivere il presente.
Il fiume che dà il titolo al brano diventa una metafora potente e silenziosa. Il Tevere è il tempo che scorre, che porta via le storie, ma che allo stesso tempo le trasforma. È il luogo simbolico in cui un amore finito può trovare una nuova forma, forse in qualcun altro, forse semplicemente nel ricordo. Come l’acqua, anche la vita continua a muoversi, anche quando la mente sembra essersi fermata.
Nella scrittura, Bernabei mette in gioco sé stesso, ripercorrendo amori vissuti intensamente, scelte fatte fino in fondo e “film” costruiti nella testa che la realtà, prima o poi, si incarica di smontare. Tevere nasce proprio da questa consapevolezza: la libertà può fare paura, lasciare andare fa male, ma è l’unico modo per non restare immobili.
Il brano si inserisce coerentemente in un percorso artistico segnato da continue trasformazioni, dove energia e fragilità convivono. Tevere non cerca soluzioni, ma accompagna l’ascoltatore in quel momento sospeso in cui si impara ad accettare ciò che non torna, affidandolo al tempo che scorre. Proprio come un fiume.


