Anastasio: “Le macchine non possono pregare: non sono, fanno”. L’intervista-viaggio nel nuovo album
INTERVISTE
Martina Golinucci
1/9/20264 min read


Ne ho parlato direttamente con lui per entrare non solo nel disco, ma anche nelle riflessioni che lo attraversano. Scopriamolo insieme.
Buongiorno Anastasio. Sei tornato con un disco dopo cinque anni di lavoro. Che ruolo ha avuto la pausa nella scrittura del tuo nuovo album?
Non sono cinque anni di pausa in realtà, sono quasi tre. L'ultimo album era Mielemedicina nel 2022, però è vero che ci ho messo cinque anni a scriverlo. Beh, era semplicemente naturale così, non c’è stato un atto studiato per mandare chissà quale messaggio. A volte ci sono dei tempi di produzione, quindi mi sono preso il tempo che serviva. È un lusso, secondo me, che dovrebbero prendersi tanti artisti: quello di lavorare con i tempi che servono.
Hai scelto di accompagnare il disco a una graphic novel. Perché questa scelta e perché hai voluto far incontrare la musica e il fumetto?
Perché l'album è una storia, è proprio concepito come una storia e tutte le canzoni sono i capitoli di una storia. Allora, ci sembrava una bella occasione da cogliere quella di darle anche una rappresentazione grafica, così che si potesse anche arricchire il racconto.
Pensi che ne abbia potenziato i significati?
Sì, sicuramente. Poi ha anche fornito tutto l'immaginario visivo che anche questo è importante.
In Madre elettrica dici “Donaci una parte del tuo distacco, noi ti daremo la vita”. Pensi che oggi le persone ricerchino consapevolmente di appiattire le proprie emozioni e di avvicinarsi alle macchine?
Più o meno consapevolmente, molti hanno trovato sicuramente nel distacco una soluzione al dolore, che è sempre il grande tema. Però, al contempo distaccarsi inibisce anche delle emozioni positive. È l'ultima istanza poi che priva dell'umanità. È il contrappasso, è l’effetto collaterale: chi si anestetizza per non soffrire, poi anestetizza anche anche l'amore, anche le emozioni positive, senza volerlo.
In 1848 citi Baudelaire, poeta che ha visto il suo ruolo di artista passare da guida della società ad emarginato perché la sua sensibilità ha perso di valore nel progresso. Tu, come artista, ti senti in una situazione simile oggi?
Non voglio fare il paragone a Baudelaire che era veramente un'anticonformista totale, era in rotta totale col suo tempo, cacciato da tutti gli ambienti possibili e immaginabili, diseredato dalla famiglia, faceva costantemente scandalo. Io non è che mi trovo in una situazione così radicale, però sicuramente oggi il mondo va in una direzione dove l'artista ha perso gran parte della sua potenza.
A cosa pensi sia dovuto questo?
In parte al fatto che la società dell'immagine in cui viviamo spiattella tutto. C'è una completa esposizione all'immagine, alla forma più volgare dell'arte. Quindi tutto perde di valore anche per l'enorme produzione che c'è.
Prima in Allora vattene con la scuola, poi in Ipocrita fratello con le istituzioni più a 360 gradi, hai criticato il sistema odierno che educa le persone all'obbedienza. Nella nostra società vedi un appiattimento dello spirito critico?
Sì, da una parte sì, perché questo è quello che ha prodotto la massificazione dell'esistenza umana, visto che oggi siamo nell'era di massima omologazione nella storia dell'umanità. Non c'è mai stata un'epoca simile. Però, secondo me, è proprio questo che poi di contrasto fa sorgere un poco di domande in più: basta guardarsi intorno per alcuni, per rendersi conto che bisogna mettere in discussione tutta questa roba.
Secondo te, questo si può traslare anche nella musica? Hai visto una difficoltà per gli artisti?
Sì, è la stessa identica cosa nella musica. Se ti guardi intorno vedi che anche lì c'è un appiattimento totale, però poi se guardi un po' meglio c'è tutto un sottobosco sperimentale. Secondo me, trae la sua forza anche dal constatare quanto è omologato tutto il resto.
In Hacker Harakiri cerchi di ribellarti al sistema automatizzato. In questo scenario, come cerchi di restare autentico come artista?
Non è che ci sia una tecnica, semplicemente devi cercare di guardare dritto davanti e accettare pochi compromessi sull'arte stessa. Quindi, fare qualcosa ignorando il risultato, pensando solo alla cosa in sé. Pensando che, anche se nessuno l'ascolterà mai, devi fare la cosa che per te è più alta possibile.
Nel brano che dà il titolo all'album, Le macchine non possono pregare, provi a insegnare la preghiera alla macchina. Pensi che sia la spiritualità, prima ancora delle emozioni, ciò che ci distingue davvero dalle macchine?
Questa è una bella domanda, nel senso che la macchina non è, semplicemente. La macchina può svolgere solo una funzione, ma l'umano invece non è solo funzione. La macchina può anche scrivere una poesia, volendo, però non la può leggere. Questa è la grande differenza. È un titolo ampio, non è che vuole riassumere tutto il senso dell'album. Però, è il momento chiave, in cui il ciclope impazzisce nel tentativo di pregare. Viene sconfitto così, è un po' come se fosse un inganno.
Come chiusura hai scelto l'immagine della pioggia. Che significato le hai voluto dare?
La pioggia libera, purifica. Dopo una specie di apocalisse, dopo che crolla tutto il mondo, in questo album alla fine la pioggia arriva quasi come sollievo. Per me La pioggia è il pezzo della speranza.
Secondo te come potremmo traslarlo ad oggi? Siamo vicini o lontani al momento della pioggia?
Ah, non lo so – ride –. Certo, io penso che non siamo lontani dal disastro, però penso anche che il disastro non sarà la fine: come sempre, la vita troverà il suo corso.
Guardando al futuro, che effetto pensi che avrà la nuova tecnologia dell'intelligenza artificiale sulla creatività musicale?
Sicuramente faciliterà moltissimo il discorso tecnico, poi su quello creativo credo che l'impatto sarà tutto sommato contenuto. È come se fosse semplicemente nato un nuovo strumento formidabile, ma non è che ho paura che suoni tutto uguale domani, perché già suona tutto uguale senza l'intelligenza artificiale. Noi oggi siamo di fronte a un cambiamento epocale in cui siamo capaci di delegare gran parte di quello che era il lavoro intellettuale.
Però, per me l'atto creativo è pura goduria. Io potrei scrivere e non pubblicare mai la mia musica e stare contento lo stesso. Quindi, se devo pensare di delegarlo, a questo punto che lo faccio a fare? Per me, più che il risultato è proprio il momento della creazione, che è il momento dell'arte. Quindi, se vogliamo veramente liberarci di questo siamo alla frutta.
L’11 aprile 2025 Anastasio è tornato con Le Macchine Non Possono Pregare, un album concettuale che sviluppa un racconto fantascientifico dal respiro epico, costruito come un poema narrato in musica. È un progetto complesso dalla forte componente allegorica e riflessiva, che mi ha spinta ad approfondirlo con curiosità e ammirazione.


