
Ci piace davvero la musica commerciale? I cantanti con le competenze che non ti aspetti
ANALISI & RECENSIONI
Martina Golinucci
3/14/20264 min read


Negli ultimi dieci anni, in Italia, la musica mainstream è diventata dominante tra i gusti del grande pubblico.
Nel tempo, i brani più ascoltati hanno iniziato a seguire delle formule riconoscibili, fatte di testi immediati e produzioni facilmente memorizzabili. La logica è quella dell’immediatezza: il brano facilmente riconoscibile che funziona subito e condivisibile dal maggior numero di ascoltatori.
Questo fenomeno non riguarda solo le logiche di mercato, ma anche un cambiamento generazionale tra i gusti del pubblico, che preferisce brani rapidi da comprendere e in cui è facile immedesimarsi.
Per questo motivo, una parte degli ascoltatori si è sentita insoddisfatta e ha iniziato a criticare la scena pop e urban, accusandola di privilegiare l’impatto immediato rispetto alle competenze tecniche e musicali degli artisti.
Ma siamo davvero sicuri che la situazione sia ancora questa?
Dalla fine del 2025 e soprattutto nei primi mesi del 2026, qualcosa sembra cambiare. Nella scena italiana stanno esplodendo nuove voci che fanno musica di generi e caratteristiche condivise dal grande pubblico, ma che allo stesso tempo hanno alle spalle una preparazione musicale, culturale o artistica molto più profonda di quanto si pensi.
Scopriamoli insieme.
TonyPitony
TonyPitony è uno degli artisti del momento, capace di dividere il pubblico tra chi lo adora e chi lo critica per lo stile ironico sopra le righe che contraddistingue i suoi testi.
Dietro quell’ironia, però, si nasconde qualcosa di ancor più sorprendente: una grande preparazione musicale.
Tony ha studiato per anni recitazione, canto lirico, musical e doppiaggio, arrivando a frequentare anche l’accademia di musical Laine Theatre Arts di Epsom, vicino a Londra. Questa formazione emerge soprattutto nella teatralità e nella presenza scenica dei suoi live, oltre che nella sua precisione vocale e nella sua fantasia nella composizione.
Anche musicalmente i suoi brani non sono banali: il suo pop vede influenze funk e R&B, generi che richiedono una notevole consapevolezza ritmica e vocale per essere padroneggiati.
In TonyPitony, quindi, si crea un cortocircuito: da una parte, dei testi volutamente ironici e quasi demenziali, dall’altra, una profonda conoscenza e abilità nella musica.
Sayf
Sayf, secondo classificato al Festival di Sanremo 2026, è una delle nuove voci più interessanti del rap italiano.
A un primo ascolto, anche lui può essere criticato per il suo genere al confine con la trap e il rap commerciale. Tuttavia, se si scende più a fondo, si può scoprire un universo molto più ampio.
Sayf è cresciuto tra influenze culturali diverse: dalla tradizione ligure, con artisti come De André, alle sonorità del mondo arabo, grazie alle origini dei suoi genitori (padre italiano e madre tunisina). Poi, si è appassionato al jazz, alla samba e alla bossa nova.
Alle medie ha studiato tromba, strumento che l’ha portato ad approfondire la teoria musicale. Questa passione non l’ha mai abbandonato: ancora oggi nei suoi live non è raro vederlo suonare incursioni jazz alla tromba.
Tutte queste influenze si riflettono sulla sua scrittura profonda, in cui convivono identità culturale, storia personale e riflessioni sulla realtà contemporanea.
Nicolò Filippucci
Nicolò Filippucci è una delle voci più fresche del pop italiano, nonché vincitore della categoria Nuove Proposte di Sanremo 2026.
I suoi brani oscillano tra romanticismo pop profondo, segnato da una scrittura introspettiva, e brani ritmati più incisivi. Apparentemente potrebbe sembrare un percorso già visto, ma anche nel suo caso c’è una base musicale molto solida.
Nicolò inizia a suonare la chitarra a 7 anni, e a 9 anni entra nel coro del Conservatorio Morlacchi di Perugia.
L’artista si distingue per la sua capacità interpretativa viscerale, che si fonda su uno studio precoce della musica. Il suo studio rafforza il suo talento, e incide sia sulla sua interpretazione che sulla sua scrittura.
Lazza
Lazza è uno dei casi più evidenti, nella scena italiana, di artista capace di muoversi tra mainstream e profonda conoscenza della musica.
Oggi è una delle voci più importanti del rap contemporaneo, ma prima di tutto è un pianista classico.
Ha studiato pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano ed è appassionato di musica classica. Non a caso, ha un tatuaggio dedicato a Chopin, il celebre compositore malinconico con cui si sente in sintonia artistica.
Questa influenza emerge spesso nei suoi live: Lazza si siede al pianoforte o sperimenta versioni orchestrali con musicisti dal vivo, come è successo con l’orchestra presente alla data di San Siro del suo Locura Tour 2025.
Kid Yugi
Infine, Kid Yugi, una delle penne più riconoscibili del rap italiano contemporaneo.
La sua particolarità sta proprio nel contrasto tra immagini crude della vita di strada e una quantità sorprendente di riferimenti culturali all’interno dei suoi testi.
Il suo ultimo album “Anche gli Eroi Muoiono”, di gennaio 2026, è ricco di citazioni che spaziano tra epica, filosofia, letteratura, storia e cinema.
Nei testi compaiono riferimenti a figure come Nietzsche e Rosa Parks, ma anche al balletto Giselle, accanto a elementi della cultura pop contemporanea come Peaky Blinders, I Griffin o persino Carlo Conti.
Questo equilibrio tra riferimenti pop e cultura alta è l’esempio perfetto di un artista capace di destreggiarsi tra superficie commerciale e profondità dell’arte.
Sotto la superficie
Questi esempi mostrano come molti artisti della nuova scena italiana riescano a muoversi dentro il gusto mainstream senza rinunciare a una solida formazione musicale o culturale.
Così, sembra emergere un nuovo equilibrio: il pubblico il pubblico continua ad ascoltare brani immediati, ma allo stesso tempo cerca profondità, autenticità, riferimenti più complessi e meno confezionati.
Forse ci troviamo in un momento musicale di transizione, a metà tra una musica veloce e condivisibile e il bisogno di umanità e verità.
Che sia l’inizio di un ritorno agli strumenti analogici? Alla musica scritta di getto, più sentita anche se più imperfetta? È presto per dirlo.
Nel frattempo, una cosa è chiara: sotto la superficie della musica pop italiana, spesso si nascondono più profondità e amore per la musica di quanto sembri.
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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