DINìCHE: quando il dolore si trasforma in corsa – dentro l’universo emotivo di “PAREV OVER”

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Gabriele Lobascio

11/26/20252 min read

In questa intervista DINìCHE racconta la genesi emotiva di PAREV OVER, un brano nato da un tradimento reale che si fa percorso di consapevolezza e rinascita. Attraverso il racconto del dolore, della ricostruzione identitaria e della ricerca sonora, l’artista rivela come la fine di una storia possa diventare un atto di libertà. Si parla di guarigione, crescita personale e dell’uso delle lingue come strumento espressivo, fino a immaginare il brano come una corsa notturna verso una nuova versione di sé.

INTERVISTA

In “PAREV OVER” il dolore diventa movimento: scrivere questo brano è stato più uno sfogo o un atto di libertà?

Il brano è introspettivo e parte da un tradimento che ho vissuto in prima persona. Quindi, PAREV OVER è un atto di libertà, da intendersi come consapevolezza di come la mia felicità non debba dipendere da un’altra persona, ma partire da me. Tuttavia, il tradimento viene rivelato tramite un plot twist, poiché non volevo che tutto ruotasse unicamente attorno a questa tematica e che fosse mostrata nelle sue diverse fasi.

Il tradimento qui non è solo ferita, ma anche perdita di identità: quanto è stato difficile guardarti con occhi nuovi dopo questa storia?

È stato molto difficile, perché ho intrapreso un percorso di crescita interiore lungo e faticoso. Infatti, per molto tempo, ho avuto difficoltà a fidarmi nuovamente dell’altro. Però, allo stesso modo, ho anche compreso che la fine di una storia ti mette in contatto con una versione rinnovata della tua persona. Appena mi sono lasciata, infatti, ho fatto un tatuaggio che ha segnato l’inizio di tante piccole azioni volte a ricostruire la mia persona da zero.

La tua mescolanza di lingue è ormai un segno distintivo: nasce da istinto emotivo o da una precisa ricerca sonora?

La mescolanza linguistica nasce da una ricerca sonora durata molto tempo. Ho trovato la mia identità quando sono uscita da schemi che mi ero imposta, assecondando la necessità di cantare nelle lingue capaci di trasmettere quello che provo: l’italiano, l’inglese e il napoletano. Infatti, ogni lingua traduce una sfaccettatura delle mie emozioni e sensazioni, svolgendo un ruolo specifico.

Se “PAREV OVER” fosse una notte, sarebbe più una corsa per scappare o un ballo per ritrovarti?

In realtà, la immagino come una corsa liberatoria, come una spinta a vivere nuove esperienze. Volendo essere ancora più specifica, PAREV OVER è quella corsa che io stessa ho fatto per raggiungere una nuova versione di me.