Fa male, lo sai, eppure ci torni: Posniak e il singolo che racconta la dipendenza emotiva

SCENA EMERGENTE

5/13/20263 min read

Posniak è un nome che probabilmente senti per la prima volta. Ed è esattamente questo il punto.

Con Punture, il nuovo singolo fuori l'8 maggio per ADA / WEA — Warner Music Italy, l'artista fa una cosa difficile: costruisce un brano synth pop che suona energico, anni '80, che ti muove e racconta però una delle cose più difficili da controllare che esistano: il ricordo che non sta al suo posto, che non cerchi ma che torna. Automatico, involontario, come una puntura che senti solo dopo.

Posniak lavora per immagini, non descrive le emozioni ma le rende visibili. Le trasforma in scene concrete, in simboli che occupano spazio, in qualcosa che si può quasi toccare. E in Punture questo linguaggio trova la sua forma più precisa: la dipendenza emotiva non viene raccontata ma mostrata. Una figura che non c'è più continua a pungere come qualcosa che si riattiva da solo in modo automatico e che ti riporta indietro anche quando sai benissimo che non dovrebbe farlo.

Il brano vive di contrasti: energia e malinconia, attrazione e rifiuto, suono che spinge avanti e testo che trascina dentro. Sotto la superficie elettrica c'è un ambiente interiore preciso, la tensione di chi riconosce il ciclo ma non riesce a uscirne. "Mi hai lasciato in apnea", "ora tu sei polline per le mie punture" sono frasi che non spiegano ma mostrano e ti restano addosso.

Il videoclip sceglie un'immagine che non mente: una vedova nera che punge. Qualcosa che sa di pericolo, e allo stesso tempo non respinge. Il punto non è che non vedi il danno, è che lo vedi e ci torni lo stesso. È il modo in cui certe presenze ti restano dentro, anche dopo che se ne sono andate.

Con Punture, Posniak rende visibile il ciclo trasformando il dolore in qualcosa di concreto. E definisce un'identità artistica che da qui in poi sarà difficile non riconoscere.

Gli abbiamo fatto quattro domande per capire da dove nasce questo brano.


1. In Punture le emozioni diventano immagini fisiche e precise: la puntura, il polline, l'apnea. Non è un modo comune di raccontare i sentimenti. Da dove nasce questa necessità di rendere visibile quello che si prova?

Nasce dal fatto che le emozioni, da sole, spesso sono troppo astratte. Sentivo il bisogno di dar loro un corpo, qualcosa che si potesse quasi toccare. La puntura, il polline, l’apnea sono modi concreti per descrivere sensazioni che altrimenti resterebbero confuse. È come se trasformando quello che sento in immagini fisiche riuscissi a capirlo meglio e a farlo arrivare in modo più diretto anche agli altri.

2. Il brano suona energico, synth pop, anni '80 ma racconta qualcosa di pesante. C'è quasi un paradosso: sonorità che ti fanno muovere il corpo per descrivere qualcosa che ti immobilizza dentro. Come hai tenuto insieme questi due pesi?

In realtà non li ho “tenuti insieme”, perché per me esistono già così. Fuori c’è movimento, energia, ritmo; dentro invece ci sono momenti in cui resti fermo, quasi bloccato. Il contrasto tra il sound synth pop anni ’80 e il contenuto più pesante riflette esattamente questa cosa: il corpo va avanti, mentre qualcosa dentro rimane indietro. Volevo che questa tensione si sentisse. E poi diciamocelo: A chi non piacciono gli anni 80 e Back To the Future? (uno dei miei film preferiti) mi piace prendere ispirazione anche da quello che guardo.

3. Nel videoclip la vedova nera è un'immagine che attrae e spaventa insieme, esattamente come il ricordo di cui parli nel testo. Come hai capito che era l'immagine giusta?

Prima di pensare al video ho scritto il brano, e proprio all’inizio della prima strofa dico:

“ora senza di te sono una vedova nera che balla da sola in un bunker” e quindi è stato una conseguenza anche di ciò che ho scritto, ma anche perché racchiude perfettamente quell’ambiguità tra attrazione e pericolo. È qualcosa che ti attira, ma allo stesso tempo sai che può farti male. È la stessa dinamica dei ricordi di cui parlo nel brano: non riesci a staccartene, anche se sai che ti stanno facendo restare fermo. Quando abbiamo pensato alla vedova nera, è stato immediato, non c’era bisogno di cercare altro.

4. Per chi non ti conosce ancora, c'è una cosa sola che vorresti rimanesse alle persone dopo aver ascoltato Punture. Quale?

Vorrei che restasse una sensazione più che un messaggio preciso. Che chi ascolta si riconosca, anche solo per un attimo, in quel tipo di emozione. E magari che capisca che certe cose non vanno per forza evitate o nascoste, ma attraversate. Se il brano rimane addosso anche dopo che finisce, allora ha fatto il suo lavoro.

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