Frah Quintale a Milano: crescere con le stesse canzoni, ma in modo diverso
CONCERTI & LIVE
Gabriele Lobascio
4/14/20261 min read


Frah Quintale ha portato sul palco qualcosa che non si costruisce: il tempo.
Quello passato da Nei treni la notte a oggi, quello delle persone sotto palco che quelle canzoni le hanno vissute davvero.
Il Forum era sold out.
Ma più che i numeri, colpiva l’atmosfera: una platea che non stava solo guardando, ma ricordando.
Quando è partita Nei treni la notte, è successo quello che succede raramente:
tutti sapevano già cosa fare.
Le luci dei telefoni, il movimento lento, le parole cantate senza bisogno di pensarci.
Non era nostalgia fine a sé stessa.
Era qualcosa di più lucido.
Come se quelle stesse emozioni, dieci anni dopo, avessero trovato un posto diverso dentro le persone.
Frah Quintale gioca proprio lì:
tra leggerezza e consapevolezza.
Il live scorre senza forzature, alternando pezzi più vecchi a quelli più recenti, senza mai creare distanza.
Non c’è bisogno di dimostrare niente, e si sente.
Poi arrivano gli ospiti, ma non come momento “evento”.
Sembrano naturali dentro il racconto:
Joan Thiele, con cui riprende Che cosa c’è, poi Coez, Tony Boy, e anche Marco Mengoni in uno dei momenti più sorprendenti della serata.
C’è anche spazio per fermarsi.
Durante Missili il live cambia tono: sugli schermi scorrono immagini di guerra, e in mezzo una frase semplice — “io vorrei fare pace”.
Non è un momento costruito per stupire, ma per dire qualcosa.
Poi si torna a ballare.
Perché il punto è proprio quello: stare dentro le cose, senza appesantirle.
Frah Quintale oggi è questo:
uno che non ha mai smesso di essere leggero, ma che ha imparato a dare peso a quello che canta.
E forse è per questo che funziona ancora.
Perché chi è lì sotto non ascolta solo canzoni.
Si rivede dentro.
Foto di Aurora Merenda
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