Il collasso emotivo come opera d’arte: l’universo oscuro di POSNIAK
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
7/2/20263 min read


Ci sono rapporti che non si curano con il tempo, ma si alimentano del danno. Legami in cui l'intensità non si misura in baci o promesse, ma nella quantità di segni che si lasciano sull’asfalto dopo l’ennesimo impatto frontale.
Se con PUNTURE avevamo iniziato a intravedere i contorni di una vulnerabilità cupa e tagliente, è con il nuovo singolo DELETERIO che POSNIAK ci trascina definitivamente dentro il suo personalissimo perimetro narrativo.
Il brano non è il racconto bidimensionale di una storia tossica, ma al contrario, la fotografia lucida e spietata di una dipendenza distruttiva, un ciclo continuo in cui estasi e ferite si confondono fino a diventare inseparabili. Muovendosi tra sonorità emotive e un’estetica notturna ed estremamente cinematografica, l’artista romano costruisce un teatro dell’autoinganno, dove il bisogno di restare supera la consapevolezza di farsi del male.
Con DELETERIO, POSNIAK non cerca la catarsi immediata né la morale consolatoria; sceglie invece di rimettere i piedi dentro quel caos, esplorando la sottomissione volontaria al dolore pur di non perdere l’altro. Un racconto viscerale che smette di essere privato e diventa universale, costringendo chiunque abbia amato fino a consumarsi a guardarsi allo specchio.
Siamo scesi nella parte più profonda e consapevole di questo nuovo capitolo.
1. Nel pezzo c’è l'idea di continuare a cercarsi non nonostante il dolore, ma quasi attraverso di esso. Cosa succede a livello emotivo quando ci si rende conto che il legame con l'altra persona si alimenta proprio del caos e dell'instabilità?
"Credo che il momento più difficile sia quando capisci che il problema non è il caos, ma il fatto che ormai sei abituato a riconoscerti dentro quel caos. A un certo punto inizi a pensare che l’intensità sia una prova d’amore, che soffrire significhi tenere davvero a qualcuno. Quando realizzi che il legame si alimenta proprio dell’instabilità provi una sensazione strana: da una parte vuoi uscirne, dall’altra hai paura di perdere qualcosa che ormai è diventato parte di te. DELETERIO racconta esattamente quella contraddizione."
2. Il testo vive di immagini visive fortissime: i segni dell'asfalto, le ferite, il deterioramento. Quando scrivi, le immagini nascono prima o dopo la musica? C'è un immaginario cinematografico o letterario specifico che ti ha guidato nella creazione dell'atmosfera così cupa e personale nella tua musica?
"Per me le immagini arrivano quasi sempre prima delle spiegazioni. Anzi a volte sono le stesse immagini ad essere le vere spiegazioni. Quando scrivo non parto da un concetto, parto da una scena. Prendo un momento mio vissuto e lo amplifico per fare arrivare il tipo di emozione che voglio fare arrivare. Vedo qualcosa, una macchina incidentata, una strada vuota di notte, una persona che si allontana, e da lì nasce tutto il resto. Mi interessa raccontare emozioni attraverso immagini concrete perché spesso una fotografia riesce a dire molto più di una descrizione. A livello visivo sono sicuramente attratto da tutto ciò che è notturno, imperfetto e consumato dal tempo. Mi piace quando una canzone sembra quasi un fotogramma che continua a muoversi nella testa di chi ascolta."
3. C'è un momento preciso in cui l'autoinganno finisce e inizia la realtà. Scrivere un pezzo così viscerale richiede di rimettere i piedi dentro quel ciclo distruttivo per poterlo descrivere. Nel momento in cui hai chiuso il brano, l'uomo ha trovato una risposta che l'artista stava ancora cercando, o viceversa?
"Penso che nessuno dei due avesse davvero una risposta. Spesso si immagina la scrittura come una forma di guarigione immediata, ma per me non funziona così. Scrivere DELETERIO non è stato trovare una soluzione, è stato guardare qualcosa in faccia senza più scappare. Se c’è stata una differenza, forse l’artista è riuscito a dare un nome a emozioni che l’uomo stava ancora cercando di capire. A volte una canzone non chiude una ferita, semplicemente la rende visibile."
4. Deleterio viene descritto come la prosecuzione naturale del percorso iniziato con Punture. Visivamente e sonoramente si percepisce un’estetica oscura, quasi notturna. Come si è evoluto questo tuo universo narrativo tra questi due capitoli e cosa aggiunge, nello specifico, questo nuovo singolo rispetto al precedente? Cosa dice di te in più che ancora non avevamo scoperto?
"Penso che Punture sia il rimpianto di qualcuno che non c’è più, Deleterio è la conferma che quel legame, quel brivido che provavo era semplicemente un inganno che mi avrebbe consumato nel tempo."
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