
Il ritorno a casa di Giorgio Poi: la magia del live all’Atlantico
CONCERTI & LIVE
Marika Coppola
3/25/20262 min read


Il club tour di Giorgio Poi ha preso il via l’8 marzo e si è concluso il 15 marzo: poche date, ma intense, come spesso accade nei tour più raccolti e ravvicinati. Un viaggio che ha attraversato diverse città italiane, con Roma che ha ospitato la penultima tappa.
Per chi lo segue, Giorgio non ha bisogno di presentazioni. Negli anni ha costruito una delle personalità più riconoscibili e affascinanti della scena musicale italiana contemporanea: una scrittura delicata, arrangiamenti ricercati e una sensibilità capace di muoversi tra leggerezza e malinconia.
La serata si apre con un’attesa carica di curiosità. Sul palco spiccano alcuni led, un dettaglio scenografico che richiama l’immaginario visivo del suo ultimo lavoro discografico.
Poi, le luci si spengono e fa il suo ingresso, accompagnato dai suoi musicisti. Bastano le prime note di “Giochi di gambe” per accendere la venue: il pubblico canta all’unisono, trasformando il concerto in un momento di condivisione collettiva.
La tappa romana ha avuto un significato particolare. Tornato nella sua città, davanti all’Atlantico sold out esordisce con un semplice ma significativo “Che bello, a casa”, è la sua prima volta su quel palco. Durante il live condivide un ricordo personale legato proprio a quel luogo: da bambino era stato lì per un concerto dei Verdena. A causa del pogo, però, era stato “spazzato via” dalla folla e aveva visto il resto dello show dagli spalti. Un piccolo aneddoto che rende l’atmosfera ancora più intima e speciale.
Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui abita il palco: un movimento, uno sguardo complice con i suoi colleghi, gesti che nascono con naturalezza.
Il pubblico è completamente coinvolto. Tra la folla, al centro del locale, spicca anche un ragazzo particolarmente alto che balla senza fermarsi un attimo, seguendo il ritmo di ogni canzone. Un dettaglio apparentemente casuale, ma perfetto per raccontare lo spirito della serata: fan completamente immersi nella musica, liberi di lasciarsi trasportare.
Alla fine rimane la sensazione di aver assistito a qualcosa di speciale, come se Giorgio fosse un amico tornato a trovarci dopo tanto tempo. La sua musica riesce a creare un legame diretto con chi ascolta, e Roma ritrova un artista che non solo emoziona ma sa trasformare il palco in un luogo di emotività e romanticismo condiviso.
Il concerto chiude con "Les jeux sont faits”, una delle canzoni che mi sta più a cuore. Per questo brano si spoglia della sua chitarra, lasciando spazio solo alla voce, è il tempo di un respiro, quello in cui cantare a squarciagola e dimenticare tutto il resto.
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