L’ascesa di Olivia Rodrigo: dal set Disney ai Grammy

ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE

Benedetta Di Martino

4/21/20263 min read

Venerdì 17 aprile, Olivia Rodrigo ha pubblicato "drop dead", primo singolo del suo terzo album you seem pretty sad for a girl so in love, in arrivo il 12 giugno.

Dopo quasi tre anni di silenzio discografico, dopo un tour mondiale che l'ha portata su ogni palco importante del pianeta, dopo Glastonbury e i Grammy e tutto il resto, Rodrigo sceglie di tornare con una canzone che parla di inizio, non di fine. Di qualcosa che sta per succedere, non di qualcosa che è già andato storto. Per chi la segue da un po', è un cambio di rotta che dice molto. Per capire il perché, vale la pena ripercorrere il suo ascendente percorso artistico.

Prima le telecamere

Olivia Isabel Rodrigo nasce nel 2003 a Murrieta, in California, e cresce a Temecula, una di quelle città americane di provincia che esistono senza fare troppo rumore. In casa si ascoltano i dischi dei genitori: No Doubt, Pearl Jam, Green Day. Roba che ti segna, nel senso buono. Lei inizia con il pianoforte, piange dopo ogni lezione, poi scopre la chitarra e comincia a scrivere canzoni. Ma il mondo la conosce prima come attrice. A tredici anni si trasferisce a Los Angeles per un ruolo in Bizaardvark, serie Disney Channel. Recita, impara, cresce sul set. Poi nel 2019 arriva High School Musical: The Musical – The Series e con esso il ruolo che le cambia davvero la vita, non tanto per la recitazione, ma per quello che le permette di fare intorno ad essa. Sul set convince la produzione a lasciarle scrivere una canzone originale per la colonna sonora. Si chiama "All I Want". Zero promozione, zero strategia. Va in giro da sola, di telefono in telefono, perché chi la sente ha bisogno di mandarla subito a qualcuno. Primo segnale che dentro quella ragazza Disney c'era qualcosa di completamente diverso.

L’arrivo di Drivers license

Gennaio 2021. Il mondo è ancora mezzo fermo. Le persone stanno a casa con, forse, troppo tempo per sentire le canzoni, e in quel contesto esce "Drivers License". Lenta, cinematografica, scritta da una diciassettenne che ha appena preso la patente e non sa con chi andare a guidare. Quella specificità quasi imbarazzante è esattamente il motivo per cui ha funzionato ovunque. Batte ogni record di streaming nel giro di giorni, sale in cima alle classifiche di venti paesi, e improvvisamente tutti sanno chi è Olivia Rodrigo.

Sour, il disco che segue a maggio, debutta al primo posto delle classifiche americane. Tre Grammy, milioni di stream, il nome su ogni copertina. La fama che arriva tutta in una volta, senza che nessuno te l'abbia spiegata prima e lei aveva solo diciotto anni.

Guts  e il peso di essere osservati

Il secondo album, settembre 2023, è il disco di chi quella fama ha dovuto metabolizzarla, con fatica, con ironia, con qualche crisi esistenziale nel mezzo. Guts è più irrequieto di Sour, meno ordinato, a tratti scomodo da ascoltare. Parla di sentirsi costantemente osservata, di cercare approvazione sapendo benissimo che non dovrebbe importarti così tanto, di un'identità che fatica a stare ferma sotto il peso di quello che gli altri si aspettano da te. È crescere in pubblico, sostanzialmente. È incredibilmente onesto, e si sente.

Il Guts World Tour, concluso nell'estate del 2025, è stato lungo, trionfale e sold out ovunque. Con un momento che difficilmente si dimentica: il duetto con Robert Smith dei The Cure a Glastonbury, un'alleanza generazionale. Rodrigo ha sempre scritto canzoni che stanno a metà tra il pop luminoso e qualcosa di più oscuro e irrisolto, esattamente come i The Cure. Non è un caso che in "Drop dead" ci sia un verso che li cita, quasi come un ringraziamento.

E ora?

l terzo album è stato scritto in gran parte a Londra, e lei stessa lo ha definito il più sperimentale che abbia mai fatto. Tredici tracce, ancora una volta prodotte con Dan Nigro, il collaboratore fidato di sempre. I temi, dice, sono quelli delle sue canzoni d'amore preferite, quelle belle proprio perché hanno sempre dentro una sfumatura di paura o di desiderio insoddisfatto. Malinconia travestita da romanticismo, insomma. O forse il contrario.

“Drop dead" è tutto questo: una canzone che sa esattamente cosa vuole dirti, ma sceglie di dirtelo piano, quasi di passaggio, mentre sei ancora distratto dalla melodia. Cinque anni fa Rodrigo scriveva di strade percorse da sola dopo una rottura. Oggi scrive di qualcosa che sta per cominciare, con tutta la leggerezza e tutto il terrore che questo comporta.

Il 12 giugno scopriremo il resto. E onestamente non vediamo l'ora.