
Madame, il coraggio di disincantarsi
NEWSANALISI & RECENSIONI
Miriam Casanova
3/13/20262 min read


Solo una parola: inaspettato.
Inaspettato è il ritorno di Madame dopo tre anni di silenzio, con l’annuncio di un nuovo disco in uscita il 17 aprile,” Disincanto”. Un titolo che suona già come una promessa.
A fare da preludio all’album è arrivato l’omonimo singolo, “Disincanto”. Più che un semplice anticipo, sembra una porta socchiusa sul mondo emotivo del disco.
Il disincanto è quel momento che prima o poi tocca a tutti. La rivelazione improvvisa. Quando le illusioni cadono e le maschere non reggono più. Restiamo noi, senza protezioni. È una soglia delicata, quasi vertiginosa. Perché smettiamo di credere alle storie che ci tenevano al sicuro e ci ritroviamo in uno spazio più nudo, più vero.
Ma che tipo di Madame ci aspetta?
L’artista non è mai stata una che sfiora i temi. Li attraversa. La sua scrittura si muove da sempre tra territori psicologici e quasi psicoanalitici, dove le emozioni diventano materia viva. Non qualcosa da evitare, ma onde da attraversare.
Questo sguardo era già evidente nel suo precedente lavoro, L’amore: un amore che si impone come forza inevitabile, qualcosa che entra nelle ossa e da cui è impossibile sottrarsi. Un incantesimo potente, nel bene e nel male.
Con Disincanto sembra emergere una Madame diversa, ma coerente con la sua traiettoria. Nel brano si percepisce quasi il desiderio di uscire dal proprio corpo, di liberarsi da ciò che imprigiona. Una tensione che ricorda la viscerale energia di “Istinto”, brano contenuto nell’album Madame.
Nel nuovo singolo la tensione diventa ancora più radicale. Quando canta “tutto ciò che so spero che mi abbandoni”, sembra voler mettere in discussione ogni certezza. Liberarsi delle strutture che tengono fermi. Smettere di cercare spiegazioni a tutti i costi.
È quasi una resa lucida alla complessità delle emozioni. Anche quelle che preferiremmo ignorare.
Poi arriva un verso che colpisce come uno squarcio:
“Secondo Dio io sarei nata da una costola, ma lui non sa che lui è nato dalla mia paura.”
Qui affiora un pensiero vicino a quello di Ludwig Feuerbach. L’idea che il divino sia, in fondo, una proiezione dell’uomo e delle sue paure. Un capovolgimento che sembra voler spezzare ogni limite imposto dall’esterno.
Il disincanto allora diventa uno sguardo diverso sul mondo.
Avere gli occhi gonfi del proprio disincanto significa affaticarsi, ma provare allo stesso tempo la lucidità di chi sente di aver compreso qualcosa. Un’immagine che richiama quel “disincantamento del mondo” di Max Weber: l’idea che il tentativo di spiegare tutto abbia finito per togliere parte della magia alla vita.
Eppure proprio lì nasce forse il messaggio del disco.
Svegliarsi.
Guardarsi dentro.
Non anestetizzare ciò che sentiamo.
Molti approcci della psicologia contemporanea hanno provato a dare un nome a questa intuizione. Ma nella musica di Madame tutto resta più semplice, più diretto.
Sentire.
Attraversare.
Restare.
Forse Disincanto sarà proprio questo. Un invito a lasciare cadere le illusioni senza smettere di vivere intensamente ciò che siamo.
E se è davvero questo il viaggio che Madame sta preparando, allora la domanda resta sospesa.
Siamo pronti ad affrontarlo?
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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