
Maninni riparte da “Goodbye”: lasciare andare ciò che non ci somiglia più
INTERVISTE
Gabriele Lobascio
2/18/20261 min read


Con il nuovo singolo “Goodbye”, Maninni apre una fase personale e artistica fatta di consapevolezza, istinto e ritorno all’essenza. Un brano che segna un distacco netto da modelli di successo che non lo rappresentavano più, per ritrovare il contatto con la musica vissuta, suonata, sudata.
In questa intervista ci racconta il momento della rottura, il valore del silenzio e cosa significa davvero dire addio senza voltarsi indietro.
Intervista
In “Goodbye” dici addio a un modello di sogno che non ti apparteneva: qual è stato il momento preciso in cui hai capito che stavi inseguendo qualcosa che non eri più tu?
L’ho capito mentre cantavo su un palco in half playback ovvero quando canti su base. Non mi stavo divertendo. Abituato a girarmi e vedere dietro di me la mia band, abituato a sentire il sudore della sala prove, tutto questo non c’era.
Ti sei fermato per ritrovarti: quanto è stato difficile accettare il silenzio prima di tornare a scrivere di getto?
Nel momento in cui quello che facevo non mi piaceva, preferivo chiudermi in studio e scrivere, suonare.
Non è chiaramente facile accettare di fermarsi, soprattutto in un periodo dove le cose stavano andando a 300 km/h, ma era vitale per me.
Parli di istinto, terra e sudore: quale di questi tre elementi ti rappresenta di più oggi, come uomo prima ancora che artista?
L’istinto, oggi. Ho sempre fatto scelte ragionate, magari a più teste, le scelte anche più facili che all’apparenza appagavano di più, é più facile dire ‘si’ che dire ‘no’ a determinate proposte. Oggi voglio essere più istintivo, ragionare con la mia testa, consapevole di aver agito con il cuore e con la pancia.
Dire “goodbye” senza rimpianti significa liberazione o anche una piccola ferita che resta?
Entrambi, le ferite restano, sta a te saperle portare.
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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