“Minacce” lo spleen che si evolve.

ANALISI & RECENSIONI

Anna Godani e Viola Guidi

3/23/20264 min read

A pochissimi giorni dalla release del nuovo album del rapper spezzino Disme, una prima immersione nel progetto conferma la coerenza narrativa dell’artista, senza tralasciare alcuni elementi di novità. “Minacce”, arrivato a poco meno di un anno e mezzo di distanza dall’ultimo album “Lieto fine”, è una produzione che riflette sulla realtà dell’artista e su un’anima umana corrotta al suo interno, esaminandone contraddizioni e pericoli.

Già il titolo, come riportato dal rapper stesso, richiama un senso di aderenza tra parole e vissuto rappresentato. Spesso, in ambito artistico, i testi vengono interpretati come costrutti artificiali più che come crude rappresentazioni di uno stato interiore. Disme invece, ci spiega come questa scelta lessicale voglia evocare uno stato di allerta progressivamente costruito, attraverso le 14 tracce, come tensione sociale, psicologica, personale. La narrazione fluttua attorno a stati d’animo disturbanti, disagi legati al proprio vissuto, precarietà emotive, instabilità nelle relazioni interpersonali e riflessioni crude sulle pressioni del mondo. I temi conferiscono coerenza al personaggio e ai suoi progetti precedenti, con l’aggiunta però di stili flessibili, che spaziano tra l’hip-hop, il boom bap e il dembow. I toni sono crudi e sembrano appagare un’esigenza espressiva più consapevole e sicura di sé stessa rispetto al passato.

Con questo progetto, Disme pone gli ascoltatori di fronte all’ambiguità di un io tormentato, che si espone ma si nasconde allo stesso tempo. Si tratta di una figura frammentata, cosciente delle proprie criticità, che tende a mettere in guardia il mondo esterno da quel male interiore da sempre incarnato dall’artista attraverso la sua musica. Disme richiama sentimenti negativi quali odio, rabbia, solitudine, sofferenza. La sua unicità risiede nello scavare in profondità di quei lati maledetti di cui l’uomo odierno si vergogna ma che delineano inevitabilmente l’essenza umana. Le immagini sono oscure nei colori, Disme cita l’inferno, il sole spento, i peccati, la morte, il demonio. Tutti questi aspetti lasciano trasparire una sofferenza vulnerabile, che si auto-alimenta trovando riparo in sé stessa e fuggendo dai riflettori incompresa. Una condizione con cui ognuno può fare i conti trovando il coraggio, ma che spesso è più facile non affrontare davvero.

Il risultato complessivo, è un quadro che seppur progressivamente dipinto, lascia spazio ad una cornice ambigua, aperta alla libera interpretazione dell’ascoltatore. È proprio questo senso di vuoto ad amplificare l’estetica di tensione ed instabilità che porta il linguaggio di Disme ad allontanarsi dai cliché del rap. Ciò che distingue la musica dell’artista dal panorama mainstream è la costruzione di un’atmosfera ipnotica in cui le inquietudini non necessitano di trovare una soluzione forzata. Disme incarna il poeta maledetto della contemporaneità, con i suoi vizi e i suoi turbamenti, che trova nello stesso spleen ottocentesco un’evoluzione costruttiva. La sua arte porta alla luce le ombre che risiedono in ognuno, dando vita ad un manifesto doloroso della condizione ambigua dell’esistenza umana e del suo “mal di vivere” costante.

Un aspetto sicuramente interessante riguarda i featuring presenti nell’album, 7 in totale: Disme, infatti, è tra i rappresentanti principali della Drilliguria, il collettivo ligure emerso nel 2017 di cui fanno parte anche Tedua, Izi, Bresh, Vaz Tè, Guesan e Ill Rave. Il gruppo ha collaborato a diversi progetti di rilievo nel corso degli anni, come i singoli “Blueface” (con Disme, Tedua, Vaz Tè e Izi), “Wild bandana” (con Izi, Tedua e Vaz Tè) o, ancora, “Mai brillo” (di Bresh, Disme e Vaz Tè). Proprio per questo motivo, l’aspettativa di altri featuring iconici interni al collettivo era piuttosto alta. Tuttavia, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalle scelte innovative del rapper spezzino, che ha optato per collaborazioni decisamente meno scontate ma perfettamente riuscite. L’unica presenza riconducibile alla Drilliguria è quella di Izi nel brano “Emoji”, un featuring che non insiste sulla dimensione di collettivo ma si inserisce in modo più mirato all’interno del progetto.Compare, inoltre, nel brano “Fuorilegge”, il nome di Sayf, esponente della nuova scena genovese con cui già Disme aveva collaborato alla famosa hit “Chanelina Soubrette” insieme ad Ele A.

Particolarmente significativa è la traccia “SP Finest”, una vera dichiarazione di appartenenza alla città ligure dove Disme è nato e cresciuto, La Spezia. Qui coinvolge gli artisti Dani Faiv e Samuel Heron, suoi amici d’infanzia e concittadini, creando un brano fortemente identitario. Tra i vari featuring spicca, infine, anche “Vuoto” con Eos, nonché intro dell’album, giovane voce femminile emergente. Una scelta che conferma la volontà del rapper di sperimentare maggiormente e aprirsi a nuove sonorità e direzioni, privilegiando autenticità e coerenza artistica ed individuale rispetto a collaborazioni orientate ai numeri.

Nel complesso, si tratta di una vera e propria scelta stilistica rappresentante non solo un valore aggiunto al progetto, ma parte integrante della sua narrazione definendo l’album coerente, personale e, soprattutto, sempre fedele alle origini, senza, quindi, snaturarsi.

In occasione dell’uscita di questo progetto, Disme ha organizzato un release party giovedì 19 marzo al Nodo bar a Milano al quale abbiamo avuto la fortuna di partecipare, un evento esclusivo che ha dato la possibilità alla propria fanbase di ascoltare le tracce in anteprima in un contesto intimo ed autentico. La serata si è svolta all’insegna della musica, della spensieratezza, ricreando l’atmosfera della “classica uscita con gli amici”: un locale non troppo grande, drink in compagnia, una partita a calcio balilla e la presenza fondamentale degli amici di una vita dello stesso cantante, dimostrandogli tutto il loro supporto. È per questo che si è rivelato più di un semplice evento promozionale, ma, bensì, un momento di pura connessione e condivisione fra artista e pubblico.