Miss Italia: l’album che fotografa il presente senza alcun filtro
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
Benedetta De Martino
3/29/20263 min read


Ci sono dischi che escono e ci sono dischi che arrivano.
Miss Italia, terzo album di Ditonellapiaga appartiene alla seconda categoria. Anche solo per il contesto in cui nasce: reduce da un Sanremo 2026 che l'ha consacrata definitivamente al grande pubblico con Che fastidio!, Margherita avrebbe potuto cavalcare l'onda e consegnare un disco di conferma. Ha fatto il contrario. Ha scelto di scavare.
Com'è questo disco?
Dieci tracce scritte interamente da lei insieme al produttore Alessandro Casagni, con sonorità che si muovono tra elettropop, sfumature R&B e momenti quasi teatrali. Miss Italia non è un album che vuole piacere a tutti, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Ogni brano è un angolo diverso dello stesso specchio rotto, quello in cui ci guardiamo e non ci riconosciamo mai del tutto.
Quello che mi ha sorpreso di più però è quanto sia onesto.
Parla di adattarsi fino a perdersi, di essere cattivi con sé stessi, di inseguire un'idea di perfezione che non esiste. Sono temi che conosci, che magari hai già sentito in altri dischi, ma qui hanno un peso diverso, forse perché Margherita non li racconta come se avesse già tutte le risposte. Li racconta come se ci stesse ancora dentro anche lei. E quella cosa lì, a me, arriva sempre.
Le tracce da non perdere
Bibidi Bobidi Bu è forse il pezzo che sorprende di più. In superficie sembra un brano leggero, quasi ironico nella costruzione sonora e invece poi ti fermi, ascolti e capisci subito di cosa si sta parlando. Parla di tutto quello che devi ingoiare per stare al mondo della fama: bisogna inghiottire, sorridere, non mostrare le crepe. Quello che colpisce è che Margherita non lo racconta con rabbia, ma con una consapevolezza stanca: il famoso "magone" di cui parla, che rende il brano universale ben oltre il contesto celebrity. Quante volte, nella vita di tutti i giorni, mandiamo giù qualcosa per stare al gioco?
Hollywood è l'unica ballad dell'album, e si sente. Uscita come singolo prima della release, è il pezzo più intimo del disco: melodie avvolgenti, un arrangiamento che alterna piano e violino a un sound R&B più seducente nella seconda metà. Il testo racconta la progressiva perdita di sé nel tentativo di compiacere qualcuno, fino al punto di non volersi più. La domanda che resta è semplice e potente: cosa siamo disposti a cambiare di noi stessi pur di ricevere affetto? Teatrale nel senso migliore del termine, è il brano che più di tutti mostra la versatilità di Margherita come interprete.
Io gioca invece su un contrasto preciso: le voci nella traccia, giocose e sovrapposte, si scontrano con un testo che parla di quanto siamo spietati con noi stessi. L'autodistruzione come abitudine, il dramma come risposta automatica.
Ma Margherita non si ferma alla diagnosi, suggerisce, a sé e a chi ascolta, di spezzare quel loop. Fermare le voci. Smettere di fare di ogni cosa una tragedia.
Musicalmente è uno dei momenti più dinamici del disco, con un uso delle armonie vocali che diventa esso stesso il messaggio: il caos che si può imparare a gestire.
Miss Italia, il brano che dà il titolo all'album, è il punto d'arrivo concettuale. La vita perfetta, senza stress, dettata dai canoni: quella che tutti dichiarano di non volere ma che tutti, in qualche modo, inseguono. Margherita non condanna e non glorifica: analizza quel dualismo con la lucidità di chi ha capito che la perfezione non è un traguardo ma un sintomo. Un sintomo di una società che si è convinta di poter raggiungere qualcosa che semplicemente non esiste, ecco però che, seppur non esistente, esserne manchevoli ci fa sentire inadeguati.
Uno sguardo al quadro completo (honor mention)
È giusto ricordare che Che fastidio! e Sì lo so, già ampiamente rodate, rientrano nel disco e ne sono parte integrante, due pezzi che avevano già tracciato la direzione. Il fatto che l'album funzioni anche senza di loro è la dimostrazione che Miss Italia regge come opera unitaria, non come raccolta di singoli.
Cosa lascia questo disco?
La sensazione di aver ascoltato qualcuno che ha scelto di essere onesto invece di essere rassicurante.
Miss Italia è fatto per nominare le cose: il disagio di adattarsi, la fatica di volersi bene, la stanchezza della perfezione.
E lo fa con una leggerezza di forma che rende i contenuti ancora più efficaci, perché arrivano senza che tu te ne accorga.
Margherita Carducci non ha consegnato il disco del successo. Ha consegnato il disco della verità. E spesso sono la stessa cosa.
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