NANA X – Il corpo come memoria: “La musica è sempre stata il mio rifugio”

INTERVISTENUOVI TALENTI

Gabriele Lobascio

3/4/20261 min read

Nel percorso artistico di NANA X, il corpo non è solo presenza fisica: è memoria, tensione, spazio emotivo. Nei suoi brani — da NATURA (brucia le ferite) a SOLLIEVO (anche fallire è un’arte) fino al più recente OFFESA (il mio corpo) — la musica diventa un luogo in cui identità e vulnerabilità si incontrano senza filtri.

La sua scrittura nasce dall’intreccio tra chitarra classica, tango ed elettronica, tre linguaggi diversi che convivono in modo naturale, costruendo un universo sonoro personale. Un progetto giovane ma già molto definito, dove il gesto artistico coincide spesso con un processo intimo di riconoscimento e liberazione.

In questa conversazione, NANA X racconta il rapporto tra musica, corpo e identità, attraversando le stanze emotive che hanno dato forma al suo percorso.

Nei tuoi brani il corpo sembra essere una memoria viva. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica poteva diventare il luogo dove riconciliarti con lui?

L’ho capito subito. La musica è sempre stato il mio rifugio.

Il tuo progetto unisce chitarra classica, tango ed elettronica: tre linguaggi molto diversi. Come convivono dentro la tua scrittura?

Non cerco a tutti i costi di conciliarli. È un processo naturale e rappresentano tutti delle parti di me.

Nei tuoi testi c’è sempre una forte componente di vulnerabilità. Scrivere queste canzoni è più un atto artistico o un processo personale?

Scrivere queste canzoni è stato liberatorio. Sul lato personale a tratti è stato anche difficile far uscire alcune parti di me, dire quelle cose che facevo fatica a dirmi.
L’atto artistico però è la linfa, proprio perché per me la musica è rifugio, ed è capace di aprire in me nuove prospettive.

Se NATURA, SOLLIEVO e OFFESA fossero tre stanze dello stesso percorso interiore, in quale stanza ti trovi oggi?

Oggi più che mai, sono nella stanza di OFFESA.