OSAKA FLU: “L’INDIFFERENZA È COMPLICITÀ COL PEGGIO”
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
Gabriele Lobascio
5/13/20262 min read


Con “Lasciateci divertire”, gli Osaka Flu trasformano rabbia, ironia e disillusione in un disco che rifiuta l’idea di una musica addomesticata dagli algoritmi e dalle logiche produttive.
Un progetto dove convivono punk, rap, cantautorato, protesta sociale e racconti personali, mantenendo sempre uno sguardo lucido sul presente.
Tra provincia, lavoro, amore e tensioni collettive, la band continua a difendere uno spazio libero e autentico, dopo oltre quindici anni di percorso indipendente senza compromessi.
Ne abbiamo parlato con loro.
In “Lasciateci divertire” sembra esserci una ribellione molto precisa contro l’idea che tutto debba essere utile, produttivo o monetizzabile. Fare musica oggi può ancora essere un atto libero o è diventato sempre più difficile difendere quello spazio?
«Per come la intendiamo noi la musica non può che essere un atto libero, una forma di espressione individuale che diventa comunitaria quando viene condivisa. Tuttavia viviamo in un mondo dove tutto è mercificato, dove i locali rimangono semi vuoti e trovare spazio per fare musica è un’impresa. Perciò cadere nella trappola degli algoritmi e delle mode è facile.
Noi facciamo la musica che ci viene, ci lasciamo trasportare dal caos facendoci ispirare da quello che guardiamo e sentiamo. Il disco ne è l’espressione: facciamo rap, punk, cantautorato, canzoni che parlano di relazioni e canzoni di protesta.
In una società grigia e capitalista non ci arrendiamo a una visione “no future” alla Sex Pistols, ma tendiamo a qualcosa di più speranzoso, più vicino ai The Clash.»
Nel disco convivono provincia, amore, rabbia sociale, lavoro-prigione e riferimenti letterari altissimi. Come riuscite a tenere insieme l’attitudine punk e una scrittura così stratificata senza perdere spontaneità?
«Noi raccontiamo esperienze personali, quindi spontanee e naturali. Il lavoro sul testo è una ricerca di parole capaci di esprimere davvero un’emozione. A volte raccontare certe esperienze è complicato, e allora ci aiutano i grandi autori del passato, i dizionari, le nottate passate a riscrivere una strofa.
Cerchiamo di usare tutto lo spazio del verso per raccontare una sensazione, un odore, qualcosa di volante. Spremiamo fino all’ultima goccia le possibilità espressive delle parole, ma la componente emotiva resta sempre intatta. Ed è forse questo che mantiene viva la spontaneità.»
Dopo quindici anni insieme, cosa vi tiene ancora uniti artisticamente? E cosa avete capito della musica indipendente italiana attraversandola così a lungo senza compromessi?
«Il punto è che noi ci divertiamo un sacco. Abbiamo gusti e manie diverse, ma l’obiettivo comune è sempre fare casino insieme e, magari, scrivere anche delle belle canzoni.
Siamo spietati nel giudicare i nostri lavori passati e cerchiamo continuamente di fare meglio. Stiamo già pensando a pezzi nuovi, questi quasi non ci piacciono più.
Della musica indipendente abbiamo capito che è un posto resiliente, che continua ad accoglierci. Proprio l’altra sera, a Brescia, abbiamo suonato con una band che aveva la metà dei nostri anni. E lì abbiamo capito che c’è ancora speranza.»
Questo album sembra chiedere alle persone di tornare partecipi, di non essere spettatori passivi. Secondo voi oggi qual è la forma più pericolosa di indifferenza?
«Ci spaventa l’indifferenza della routine, quel grigiore che ci porta ad accettare tutto. Ci spaventa la tolleranza verso la violenza e il sopruso, la convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili senza mettere mai nulla in discussione.
Ci spaventa smettere di spaventarci e smettere di sentirci comunità. Ci spaventano i video che insegnano a monetizzare qualsiasi cosa, l’utilitarismo e l’odio verso i diversi.
La scrittura dell’album ci ha imposto un imperativo: smettetela di essere spettatori di un disastro che sembra inevitabile. Uscite dalla confusione universale e tornate a partecipare, perché l’indifferenza è complicità col peggio.»
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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