Pablo Da Vinci: “Total Black”, tra Odissea, distanza e tormento
SCENA EMERGENTE
Gabriele Lobascio
3/29/20262 min read


Ci sono progetti che nascono da un’urgenza personale, ma trovano forma attraverso immagini universali. Nel caso di Pablo Da Vinci
Il brano “Total Black” intreccia il percorso artistico con il mito, la distanza e una riflessione profonda sull’identità e sull’amore.
Un racconto che parte dall’esperienza personale ma si apre a un immaginario più ampio, dove la musica diventa spazio di trasformazione.
Nel tuo progetto emerge una forte componente narrativa e simbolica: quanto ti sei immedesimato nei personaggi dell’Odissea?
Sicuramente l’immedesimazione primaria durante la fase creativa è stata con Ulisse. Io sono sempre stato appassionato di epica e storia antica e non è la prima volta che attingo a questa mia passione parallela per farmi ispirare.
Ora che mi ci fai pensare però, da un certo punto di vista Ulisse e Penelope rappresentano due facce della stessa medaglia, entrambi sono in attesa di qualcosa. Forse mi riconosco più nella ricerca attiva di Ulisse piuttosto che nell’attesa passiva di Penelope, ma sono certo che in me convivano entrambe le loro essenze.
La distanza è un elemento centrale in “Total Black”: quanto ha influenzato davvero la tua vita personale?
La metafora dell’Odissea, il viaggio di ritorno dopo la fine della guerra con i troiani, dura all’incirca dieci anni. Esattamente la “distanza” che separa me e la mia fidanzata.
Da questo nasce tutta l’ispirazione che ha portato alla realizzazione del brano. Se mi chiedi quanto questo abbia influito sul nostro rapporto ti rispondo zero. Abbiamo una sintonia difficilmente spiegabile a parole.
Certamente però, avere una relazione così mi ha stimolato a maturare sentimentalmente e a rivalutare alcune mie storie passate sotto un’altra luce. Oggi ho un’idea molto più consapevole dell’amore e il merito è sicuramente suo.
Nel tuo racconto torna spesso il tema del tormento: che ruolo ha nella tua musica e nella tua visione artistica?
Credo che “il tormento” sia qualcosa che ci appartiene in quanto esseri umani. Senza quel tormento interiore non avremmo scoperto il fuoco, la ruota. Non avremmo fatto la Rivoluzione Industriale né saremmo andati sulla luna.
Il tormento, che può anche tradursi nell’ambizione di raggiungere una condizione di esistenza migliore, è ciò che ci fa alzare dal letto la mattina: una forza creativa.
Io mi sento tormentato, ma non in senso negativo o tragico, e spero che questo tormento non mi abbandoni mai, perché vorrebbe dire che ho perso la mia umanità. Come diceva uno dei miei idoli: “l’ispirazione non deriva dalla felicità”.
Dopo questo percorso, oggi che idea hai dell’amore?
Come dicevo, oggi ho una consapevolezza molto diversa dell’amore.
Un tempo ti avrei risposto che per uno come me non esiste pace. Oggi invece ti dico che non potrei più amare all’interno di una relazione tempestosa.
L’amore deve essere il piacere di rientrare a casa, proprio come tenta di fare Ulisse per dieci lunghi anni, e non il timore che tutto finisca da un momento all’altro per un litigio, un’incomprensione o un like su Instagram.
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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