POPA racconta “Nuda Proprietà”: “A volte basta togliersi di dosso quel cappotto beige immaginario e andare a ballare”
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
Gabriele Lobascio
4/28/20262 min read


C’è un luogo emotivo in cui si rimane sospesi tra desiderio di fuga e bisogno di restare. È lì che si muove “Nuda Proprietà”, il nuovo lavoro di Popa, un disco che attraversa fragilità, introspezione e leggerezza con sonorità dreamy, smooth e venate di slow italo disco.
Tra immagini cinematografiche, notti milanesi, cappotti beige e piste da ballo, POPA costruisce un racconto fatto di contrasti e momenti di vulnerabilità, trasformando anche i “down” in occasioni per ripartire. In questa intervista ci accompagna dentro il mondo della “Signora”, personaggio simbolico che attraversa l’intero album, e dentro quella continua ricerca di pace che convive con il dubbio e il movimento.
“Nuda Proprietà” è un luogo in cui restare ma anche da cui voler scappare: tu oggi ti senti più dentro o fuori da quello spazio?
“Io sento sempre entrambe le cose, non arrivo mai a un punto definitivo. C’è questa sensazione di non fermarsi mai davvero, di vivere nel dubbio, nell’attesa di qualcosa, senza sapere cosa accadrà domani.
Vivere nel presente, senza rincorrere nulla e nessuno, senza aspettative. Ritrovare pace.
Nel disco ci sono sonorità dreamy, smooth ma anche groovy, che richiamano una slow italo disco come quella di una grande icona come Gazebo: musica con cui puoi ballare, ma senza un bpm eccessivo.”
La “Signora” attraversa tutto il disco: quanto ti somiglia e quanto invece rappresenta una versione di te che non mostri sempre?
“Questo album è stato scritto insieme al produttore e compositore Gaetano Scognamiglio e, a differenza del mio ultimo disco “Arte e Finanza”, qui stiamo analizzando di più l’intimità, la parte più fragile e quel feeling che vive nel cuore di questo personaggio immaginario, che può essere me ma anche qualsiasi altra persona.
L’intero album rappresenta, in qualche modo, un sentimento collettivo che sento molto presente oggi nell’aria. Parla di introspezione, ma anche della ricerca quotidiana di leggerezza. Momenti di osservazione, di vulnerabilità, ma anche di lasciarsi andare e smettere di pensare troppo.
Sono giorni, fasi di vita, ups and downs. Ma anche i momenti “down”, in questo album, hanno qualcosa di bello: è lì che si ritrova la forza e la voglia di partire e andare avanti.”
Dal cappotto beige alla pista da ballo: c’è stato un momento reale in cui hai sentito davvero questo passaggio?
“Mi ricordo molto bene una sera a Milano. Indossavo una giacca beige ed ero in un mood un po’ giù: ero stanca, avevo troppi pensieri, era stata una giornata super multitasking che sembrava non finire mai.
Quella notte però dovevo fare una piccola performance a una festa che si chiama Fantastico. Ricordo benissimo di aver pensato: ‘Non so dove troverò l’energia, come farò’.
Ma appena sono entrata in camerino, ho tolto la giacca beige e ho indossato un body tutto ricamato di paillettes d’oro e d’argento. Ho preso il microfono, ho cantato “Dove andiamo a ballare questa sera?” e poi sono rimasta a ballare fino all’alba.
La mattina dopo mi sono svegliata pensando che fosse stata una delle serate più belle della mia vita.
Quindi a volte basta davvero togliersi di dosso quel cappotto beige immaginario fatto di pensieri e lasciarsi andare. Semplicemente andare a ballare.
È anche il consiglio che dà il custode, citofonando alla “Signora” e dicendo: ‘Signora, non pianga. È solo un altro giorno in questa nuda proprietà. Andiamo a ballare’.”
Nel disco tutto sembra sospeso tra nostalgia e desiderio: è più difficile lasciare andare o accettare di restare?
“Questa è una bella domanda. Io ancora devo capirlo!
Penso che ci sia sempre quella sensazione del ‘non mi basta mai’, come si dice nella prima canzone dell’album.”
La musica che ami oggi e quella che amerai domani
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