Quanto è cambiato davvero Aiello?
ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE
Michela Caporale
5/23/20263 min read


Era il 2019 e Aiello cantava “spilla qui le tue lacrime, non cancellare le dediche, io non so più di te”. In quelle canzoni c’era un modo preciso di stare dentro i sentimenti:
disordinato, fragile e quasi soffocante. Poi però il tempo delle canzoni consumate dentro stanze vuote, delle relazioni raccontate come ferite aperte, delle notti sporche di malinconia è finito, poiché negli anni Aiello è cambiato, e la sua musica con lui.
Con Vienimi (a ballare) (2020) qualcosa sembrava essersi spostato, il dolore restava, ma iniziava a respirare dentro ritmi più luminosi, più immediati, più pop. Non era un taglio netto con il passato, ma una trasformazione progressiva che oggi sembra trovare il suo punto più chiaro in Scorpione.
Scorpione, il nuovo album in uscita il 22 maggio è un disco che arriva dopo anni di trasformazioni personali e musicali e che sembra raccontare un artista diverso, meno istintivo forse, ma più consapevole, più essenziale, più adulto.
Dentro canzoni come Giganti e Sotto sotto l’R&B torna centrale, ma non come semplice esercizio stilistico. È quasi un ritorno alle origini, filtrato però da una scrittura più matura, meno concentrata sull’autodistruzione emotiva e più sulla possibilità di sopravvivere alle cose che finiscono.
E allora la domanda resta aperta: quanto è cambiato davvero Aiello?
Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Con brani come Arsenico, certificato platino, La mia ultima storia, disco d’oro e Il cielo di Roma la tua musica trasmetteva un senso di malinconia molto forte, con testi intimi, nostalgici e pieni di immagini emotive. In VIENIMI (a ballare) invece sembra emergere una dimensione diversa, il dolore resta, ma si trasforma in qualcosa di più leggero, ritmato e immediato. Guardando oggi quel passaggio, è stato un cambiamento nato in modo naturale da una tua esigenza personale e artistica oppure hai sentito anche il bisogno di rendere la tua musica più accessibile e più facile da vivere per il pubblico?
«Semplicemente, io credo di avere, forse, la dote che più mi riconosco: il coraggio di cambiare. Se uno vede il mio percorso artistico, è indiscutibile il fatto che io non abbia mai replicato la stessa cosa, per rincorrere la fortunata performance e per avere la strada più facile. Diciamo che io me la sono sempre complicata, mettiamola così. Però mi diverte cambiare, per me è fondamentale dare sempre cose nuove e raccontare i diversi colori che mi abitano.»
Nei brani che stanno anticipando il tuo album in arrivo, Scorpione, sembra esserci un equilibrio diverso tra scrittura e produzione, poiché il lato emotivo resta centrale, ma il suono appare più ricercato, più R&B e meno legato all’estetica indie dei tuoi esordi. Hai avuto la sensazione, lavorando a questo disco, di stare ridefinendo anche l’identità musicale di Aiello?
«Si, io credo che intanto l’identità musicale di un artista, di un cantautore soprattutto, sia un continuo evolversi, una continua trasformazione. Io sono in un momento della mia vita in cui volevo regalarmi un disco che somigliasse agli ascolti che faccio quotidianamente. Io ascolto R&B da quando avevo sedici anni, l’ho sempre messo all’interno delle ricette, degli ingredienti delle canzoni del passato. In questo disco è proprio, come dire, la Prima Donna.»
Nella tua scrittura convivono elementi molto contemporanei e un approccio alla canzone che, a tratti, sembra quasi appartenere a un’altra epoca. C’è una tradizione del cantautorato italiano o un certo modo di vivere la canzone che senti ancora vicino al tuo percorso artistico? O magari ci sono dei cantautori a cui ti ispiri direttamente, anche solo nel modo di raccontare certe emozioni?
«A me piace proprio questo misto fra la contemporaneità, in questo caso dell’R&B lo-fi, dell’R&B contemporanea internazionale, e il tuffarmi, tutte le volte, in maniera molto autentica e anche naturale nel cantautorato italiano senza tempo. Dalla, Rino Gaetano, Mina, Battisti, Celentano, Pino Daniele: sono tutte figure iconiche che mi appartengono per cultura, per DNA e che io provo a far incontrare in questo disco in una maniera inedita, ma per me sempre importante rispetto al viaggio in corso, quindi evolutivo, contemporaneo, guardarmi, un secondo, con ammirazione alle nostre tradizioni culturali.»
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