Queen of Saba: “L’infanzia è uno spazio politico da proteggere e ascoltare”

ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE

Gabriele Lobascio

6/5/20263 min read

Con “Bricioline”, Queen of Saba costruiscono un progetto che parla all’infanzia senza mai banalizzarla. Un disco dove gioco, politica, tenerezza e immaginazione convivono dentro canzoni che riescono a trasformare temi profondi in immagini accessibili, mantenendo intatta la loro forza emotiva e artistica.

Nella nostra intervista, il duo ci ha raccontato il rapporto con il mondo dell’infanzia, il valore educativo della musica e la necessità di immaginare nuovi spazi collettivi guidati dalla cura e dall’ascolto.

In “Bricioline” scegliete di parlare all’infanzia senza mai semplificare davvero i temi: quanto è importante per voi trattare le persone piccole come esseri già capaci di comprendere il mondo?

“Noi non crediamo che le persone piccole siano “già” capaci di comprendere il mondo secondo gli standard delle persone adulte: crediamo che siano in grado di interpretare la realtà attraverso una somma di strumenti propri, che per noi persone adulte non sono sempre accessibili, anzi, a volte misteriosi, e di strumenti che vengono loro dati dal contesto in cui vivono e dalle persone che le circondano.

Il nostro compito crediamo sia provare a guardare dal loro punto di vista e prenderci cura della loro sensibilità abbracciandone la complessità: i bambini e le bambine hanno sentimenti stratificati e profondi tanto quanto le persone adulte, e più parole e opzioni gli si presentano davanti più si rende giustizia alla loro sfera emozionale e alla loro intelligenza.

Una cosa che viene spesso ripetuta da chi lavora nell’ambito dell’infanzia o ci è a contatto è che le domande e le risposte che lu bimbu presentano con tipica spavalderia e chiarezza sono spesso sorprendenti e fuori dagli schemi. Noi, Lorenzo come genitore, Fabio come insegnante, scegliamo di fidarci della loro saggezza intrinseca, ma anche di proporci come punti di riferimento degni a loro volta della loro fiducia.

E quindi, anche quando scriviamo musica per loro, non ci nascondiamo dietro semplificazioni banalizzanti, ma cerchiamo di raccontare e raccontarci in modo diretto, rispettando la convivenza di sfumature all’interno dei temi che trattiamo.”

Nel disco convivono gioco, politica e tenerezza. Secondo voi oggi l’infanzia è ancora uno spazio libero da cui immaginare un futuro diverso?

“L’infanzia è purtroppo spesso un terreno di scontro, un baluardo considerato strategico e da conquistare per spostare gli equilibri dell’egemonia culturale e politica e influenzare le generazioni a venire.

Ne vediamo continuamente esempi lampanti, basti pensare alle deliranti accuse di “propaganda gender” mosse alle associazioni LGBTQIA+ “in difesa dell’innocenza dei bambini”. In alcuni luoghi del mondo, come la Palestina, l’infanzia è un terreno di scontro fisico e non solo ideologico.”

“In questo scenario, provare a immaginare di dare dignità allo spazio politico dell’infanzia vuole essere un tentativo collettivo, utopico e speranzoso, guidato dalla cura e non dalla carità, dall’inventiva e non solo dall’invettiva.”

“In quest’ultimo anno abbiamo conosciuto tantissime realtà che cercano di costruire scenari alternativi e futuri accessibili a partire proprio dagli spazi dedicati alle persone piccole.”

“C’è speranza! Bisogna che anche noi attivist3 queer, riot, antispecist3, propal, anticapitalist3 e antimperialist3 ci occupiamo di chi verrà dopo di noi, piantando semi e costruendo giardini.”

Brani come “Rizoma” e “Qui la guerra non può entrar” trasformano concetti molto forti in immagini semplici e accessibili: la musica può ancora essere uno strumento educativo senza perdere forza artistica?

“La musica è il nostro linguaggio prediletto e crediamo che sia un veicolo imbattibile: basti pensare a quanta gioia c’è nel canto corale, nel ballo, nell’espressione artistica legata alla musica in generale.”

“In un paese come l’Italia, tra l’altro, in cui l’educazione musicale è storicamente stata considerata secondaria, il nostro ruolo di musicist3 assume un significato ulteriore: possiamo fornire a quell3 insegnanti materiali didattici e spunti creativi.”

“Forse, come ci è stato confidato da più di un* insegnante, possiamo anche farl3 sentire meno sol3.”

Questo progetto sembra parlare anche agli adulti che stanno ancora imparando a crescere. Qual è stata la cosa più difficile — e più bella — nel tornare a guardare il mondo con gli occhi dell’infanzia?

“La cosa più difficile e più bella è stata avere a che fare con il nostro bambino interiore.”

“Per me, Fabio, che ho scritto i testi, questo tuffo a stretto contatto con la mia parte piccola ha significato uno stravolgimento sconcertante, ma profondissimo, necessario e meraviglioso.”

“È stata proprio questa esperienza a farmi capire che il mio vecchio nome non era più mio, che dovevo al me bambino il coraggio di vivere la mia verità fino in fondo.”

“Mai una musica che abbiamo scritto è stata così trasformativa per noi, e speriamo che possa aiutare tutt3 a trovare la pazienza e la cura necessarie per sedersi accanto alle proprie parti più fragili e vulnerabili.”

“Auguriamo a chi ci ascolta di trovare la strada di Bricioline che riporta a casa.”

La musica che ami oggi e quella che amerai domani

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