Se la vita crolla, Fulminacci ci scrive sopra un disco

ANALISI & RECENSIONI

Agata La Spada

3/17/20262 min read

Ci sono parole che sembrano già raccontare una storia. Calcinacci è una di quelle.

Quando qualcosa crolla, restano a terra pezzi di muro, frammenti sparsi e niente è più quello che era prima, ma non è nemmeno qualcos’altro, o almeno, non ancora. È una fase intermedia, disordinata, rumorosa…eppure necessaria.

Forse è proprio in questa polvere che si fa strada Calcinacci, il quarto e nuovo album di Fulminacci, disponibile da venerdì 13 marzo, dopo l’esperienza al 76° Festival di Sanremo con il singolo Stupida sfortuna, che gli è valso il Premio della Critica Mia Martini.

È lo stesso cantante a suggerire la chiave di lettura: “i calcinacci si trovano dove qualcosa è stato distrutto, ma anche dove gli operai iniziano a ricostruire”. In mezzo, c’è la vita che continua a succedere. Sempre.

Il progetto nasce a Roma, la sua città, in un contesto libero: senza orari, senza fretta. Un processo creativo quasi domestico, condiviso con il produttore Golden Years e con “qualche amico che ogni tanto ci è venuto a trovare”.

Forse è anche per questo che l’album suona diverso. Più asciutto. Più minimale. Con i testi e le melodie messi al centro, senza troppi artifici.

La scrittura di Fulminacci, da sempre sospesa tra ironia e malinconia, qui sembra divertirsi a osservare gli imprevisti della vita quotidiana, come relazioni che finiscono, fughe improvvise, pensieri che cambiano forma. Situazioni apparentemente ordinarie che, sotto la sua lente, diventano piccoli racconti surreali.

Non c’è mai vero dramma, piuttosto una specie di sorriso storto davanti alle proprie disgrazie, come se l’album accettasse l’imperfezione e decidesse di farci pace…anzi, di riderci sopra.

In questo mosaico rientrano anche due collaborazioni che sembrano perfettamente a casa nell’universo narrativo del progetto: Franco126 e Tutti Fenomeni. Due voci affini per sensibilità e sguardo, che aggiungono nuove sfumature senza spostare il baricentro del disco.

Il risultato è una sequenza di piccole istantanee, canzoni che non cercano necessariamente l’evento straordinario, ma che trovano qualcosa di interessante proprio nei momenti più banali: un pensiero fuori luogo, una frase detta male e una sfortuna stupida, appunto.

L’uscita dell’album è accompagnata anche da un altro progetto originale: Calcinacci diventa un mediometraggio di 32 min che espande l’universo del disco. Non un semplice videoclip, ma una narrazione parallela diretta dal collettivo Bendo insieme a Filiberto Signorello, con la partecipazione di attori come Pietro Sermonti e Francesco Montanari.

Un modo “alla Fulminacci” per tradurre in immagini le atmosfere delle sue canzoni, come se le storie del disco avessero deciso di fuoriuscire dagli auricolari per occupare anche un grande schermo.

Intanto il cantante si prepara a riportare tutto sul palco con il Palazzacci Tour 2026, che da aprile lo vedrà nei principali palasport italiani.

E forse è proprio lì che questi calcinacci troveranno il loro posto.

Perché in fondo, tra una canzone e l’altra, la sensazione che resta è semplice:

le cose si rompono;
le cose cambiano;
le cose finiscono…

ma la vita succede…succede sempre.