Siamo tutti People of the Moon

ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE

Roberta D'ambrosio

5/11/20263 min read

I Nu Genea sono tornati, e ci raccontano con 10 tracce la Terra vista dalla Luna: un piccolo punto in cui tutte le lingue e le culture parlano tra loro.

Se senti odore di mare, spritz e hai un’inspiegabile voglia di ballare, sappi che un motivo c'è e ha il ritmo di People of the Moon, il nuovo album dei Nu Genea. Il duo napoletano ha questa bella abitudine di tornare con un nuovo disco ogni 4 anni, e l'attesa, oltre ad aumentare il desiderio, con loro viene sempre ripagata. Massimo Di Lena e Lucio Aquilina hanno disegnato perfettamente il loro percorso artistico degli ultimi anni: un viaggio intercontinentale che decolla dalla terra partenopea con Nuova Napoli, incontra nuovi suoni e contaminazioni in Bar Mediterraneo, e atterra poi (sperando in un breve scalo) in un piccolissimo aeroporto dal nome People of the Moon in cui ogni gate è una parte di mondo.
Metafore a parte, l'album racconta posti in cui forse molti di noi non sono mai stati, eppure ascoltando i brani hai come l'impressione di conoscerli da sempre, perché i Nu Genea sanno bene cosa stanno raccontando, e lo fanno con una tale cura che alla fine anche noi riusciamo a vedere quello che vedono loro.
Un album poliglotta, che ci porta altrove non solo con la musica, ma anche con le parole: c'è lo spagnolo con María José Llergo, l'inglese di Tom Mish, l'arabo con la libanese Celinatique, il napoletano con Fabiana Martone, e il portoghese di Gabriel Prado, il percussionista scelto per il disco, che si è fatto notare cantando nelle pause.

Sciallà è il brano che la scorsa estate ha anticipato l'album, ed assieme al video ne rappresenta l'essenza. Il protagonista è Cosimo, il padre di Massimo Di Lena, che indossando degli occhiali 3D comincia a ballare al centro di un locale. All’inizio è solo: è l'unico a sentire la musica, e il pubblico attorno a lui sembra quasi indifferente, finché non comincia a seguirlo. Cosimo balla senza preoccuparsi dello sguardo degli altri, parlando a quella parte più spontanea e meno schiacciata dalle pressioni sociali che esiste in ognuno di noi e che ogni tanto merita di respirare. Il brano, così come il video, è un elogio al vivere felici.

Il brano con Tom Mish, Onenon (un italianizzato On and on), ci ricorda che anche quando ci perdiamo e non sappiamo bene cosa stiamo facendo, il mondo gira ancora (concetto forse ormai banale, ma raccontato con stile). L'inglese incontra il napoletano, con un basso che omaggia il groove di Pino D'Angiò, e chiunque abbia nostalgia della disco music anni ’80 non può che lasciarsi conquistare.

E se proprio non hai voglia di ascoltare tutto l'album, ti consiglio di dare almeno una possibilità a Ma Tu Che Bbuò. Nonostante qualche parola ancora mi sfugga (noi che non abbiamo Napoli sulla carta d'identità potremmo fare un po' fatica a comprendere i testi) è un brano che canticchio da una settimana senza sosta.

People of the Moon sembra non pretendere nulla, indossa la sua camicia floreale sulla spiaggia di qualche lido con in mano un cocktail pagato più del necessario e ti sorride. E tu non puoi fare a meno di ricambiare. Perché anche se qualche brano non ti colpisce particolarmente, ormai hai cominciato a ballare e non riesci proprio a fermarti. I Nu Genea dimostrano di conoscere la musica, passata e presente, e di aver sempre voglia di sperimentare con nuovi ritmi, strumenti, generi, lingue e culture. L'album, e più in generale il progetto musicale del duo, sembra essere spinto dalla voglia di unire tutto ciò che c'è di bello e di diverso nel mondo, con un'apparente semplicità e naturalezza. Forse è per questo che ci piacciono tanto: perché per quasi 40 minuti siamo tutti dalla stessa parte di mondo.