
Simona Carella: “saint-tropez”, la notte che ferma il tempo
C’è una notte, a vent’anni, in cui il mondo smette di correre...
NUOVI TALENTI
Gabriele Lobascio
12/9/20251 min read


C’è una notte, a vent’anni, in cui il mondo smette di correre.
È l’ora solare che regala sessanta minuti rubati alla vita, il mare che respira più lentamente, la pelle che riconosce una presenza prima ancora delle parole. In questa sospensione luminosa nasce “saint-tropez”, il nuovo singolo di Simona Carella, un capitolo che prosegue il delicato universo iniziato con Antartide.
Il brano è una fotografia rovesciata: mentre Milano resta fredda, distante, piena di routine che anestetizzano, Simona costruisce una fuga emotiva dove contano solo due corpi stretti sotto una luna nuda. Le bottiglie rotte, i gatti soli, le ferite delle notti peggiori: tutto sfuma, come se il mare potesse riavvolgere il dolore invece che restituirlo.
La voce rotta, i respiri, le incrinature timbriche che sono la firma di Simona, si intrecciano a una produzione pop che pulsa e avvolge. Ogni suono sembra una goccia sulle caviglie al tramonto, ogni parola un movimento minimo che dice molto più di ciò che lascia intendere.
Alla fine arriva il rumore del mare: non come effetto, ma come luogo.
Il luogo dove ci si promette di non essere più distaccati, di non tornare a quella freddezza che Milano, a volte, impone.
saint-tropez è una confessione, una mano che cerca un’altra mano.
Una canzone che accende l’inverno dall’interno.


