Vybes: “Aprirsi a discussioni scomode oggi è fondamentale”

ANALISI, RECENSIONI & INTERVISTE

Gabriele Lobascio

5/26/20262 min read

Con “Il sesso”, Vybes sceglie di affrontare uno dei temi più delicati e divisivi con uno sguardo diretto, personale e libero da giudizi.

Un brano che usa sonorità leggere per raccontare qualcosa di molto più profondo: il diritto di essere sé stessi, di esprimersi senza paura e di affrontare temi spesso trattati ancora con superficialità o tabù.

Nella nostra intervista, Vybes ci ha parlato della libertà personale al centro del pezzo, della costruzione del suo primo progetto artistico e dell’importanza di utilizzare la musica come spazio di confronto e riflessione sociale.

In “Il sesso” affronti la sessualità come una forma di libertà personale: quanto è stato importante parlare di questo tema senza filtri o giudizi?

“Prendere posizione è fondamentale, specialmente su un tema come questo, dove la libertà di espressione e di essere è il fulcro del brano. Nelle strofe ho cercato di sviscerare questa realtà in tutte le sue sfaccettature.”

Hai definito il brano “pesante con un vestito leggero”: come hai trovato l’equilibrio tra leggerezza sonora e profondità del messaggio?

“Sinceramente è una domanda a cui non so rispondere. Solitamente parto sempre da un concetto che voglio trattare e cerco il tappeto sonoro giusto. Inizialmente il beat dove ho registrato il provino era completamente diverso, quasi spagnoleggiante, ma insieme ai ragazzi de LE ORE abbiamo trovato il suono giusto e adatto al tipo di testo.”

Dopo brani molto personali come “Chiedere aiuto” e “Facevo per tre”, senti che questo primo disco rappresenti il momento in cui hai trovato davvero la tua identità artistica?

“Ho capito chi voglio essere e chi voglio diventare, ma ancora non sono quella cosa là. Ho 23 anni e una carriera si costruisce in vent’anni, anche perché sono molto ambizioso e pretenzioso con me stesso. Sono un eterno insoddisfatto, ma è anche la cosa che mi spinge a fare sempre di più.”

Nelle tue canzoni unisci introspezione personale e temi sociali molto forti: pensi che oggi la musica abbia ancora il potere di aiutare i ragazzi della tua generazione a sentirsi meno soli?

“Assolutamente sì. Sono cresciuto con artisti che trattavano tematiche sociali, anche perché l'hip-hop viene da questo... nasce proprio come musica di protesta, anche se io non mi sento particolarmente un rapper.

Aprirsi a discussioni scomode è sacrosanto, e soprattutto nel periodo storico di oggi è fondamentale prendere posizione.”

La musica che ami oggi e quella che amerai domani

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