ZERO VICIOUS: “La musica non deve” – identità, quartiere e libertà

SCENA EMERGENTE

Gabriele Lobascio

5/2/20262 min read

In un panorama musicale sempre più incasellato, ZERO VICIOUS sceglie di rompere gli schemi.

Con “La musica non deve” l’artista mette al centro una visione libera, lontana dai cliché, tra introspezione e racconto diretto della realtà. Dalle radici a Sampierdarena fino alla ricerca di un’identità autentica, ecco cosa ci ha raccontato.

“‘La musica non deve’ suona come una presa di posizione: qual è stata la prima cosa che hai deciso di smettere di ‘dover fare’ nella tua musica?”
Di dover piacere agli altri sicuramente, non ho mai avuto grossi problemi in questo, ma è stato sicuramente un ribadirlo a gran voce!

“Nel disco ogni brano cambia pelle: è più difficile restare coerenti o restare liberi quando si rifiuta un genere preciso?”
È decisamente più difficile restare coerenti, alla fine il fil rouge è l’approccio alla scrittura, ho usato sempre lo stesso in ogni brano anche se i mood sono molti diversi: non mi piacciono i cliché ed amo raccontare la vita utilizzando punchline ed immagini che arricchiscono i testi.

“Racconti Sampierdarena in modo diretto e senza filtri: quanto il tuo quartiere è stato più limite o più forza nel costruire la tua identità?”
Il quartiere è stato un limite a livello di background per quanto riguarda la consapevolezza di se stessi nel mondo, io credo che ci sia proprio un gap a livello di educazione finanziaria (per fare un esempio ma non è l’unico gap) con i quartieri più ricchi; in un brano che si chiama GLK esagerando dico “30 anni di un povero sono 20 di un ricco”, intendo banalmente a livello di esperienze, pensa soltanto a quanto possa viaggiare l’uno piuttosto che l’altro. Detto ciò, oggi grazie ad internet uno volendo una cultura se la può fare ugualmente ed è quello che ho fatto io, d’altro canto il quartiere mi ha dato legami ed esperienze irripetibili.

“Tra bragging e introspezione c’è un equilibrio continuo: oggi ti senti più in lotta con quello che sei o con quello che ti circonda?”
Dannatamente entrambe, dentro è un equilibrio continuo tra ambizione ed etica mentre fuori faccio molta fatica a trovare qualcosa che mi rappresenti o in cui mi riconosca, ho qualche punto di riferimento ma li conto sulle dita di una mano mozzata.